In seguito all’articolo pubblicato su calciomercato.com (https://www.calciomercato.com/liste/l-inter-marotta-sa-cosa-serve-per-evitare-un-downgrade-come-quello-della-juventus/blt02aa8de9c8765477#csb5565f8eae5f227c)
La Fondazione Jdentità Bianconera, ente nato per tutelare l’immagine e il valore della Juventus FC e dei suoi tifosi, respinge fermamente le conclusioni dell’articolo in questione, che leggono l’attuale fase storica del club come un semplice “downgrade” tecnico o gestionale.
La narrazione proposta è parziale e ignora deliberatamente la realtà dei fatti e la pesante disparità di trattamento che hanno caratterizzato le ultime stagioni del calcio italiano.
1. Il presunto “Downgrade” della Juventus: Un danno economico pilotato
È fondamentale chiarire che il ridimensionamento dei costi della Juventus non è il frutto di scelte tecniche errate, bensì la diretta conseguenza di un’azione giudiziaria (il caso plusvalenze) che ha causato al club un danno economico superiore ai 100 milioni di euro. Tale cifra comprende la mancata partecipazione alla Champions League 2023/24, le sanzioni amministrative e la svalutazione forzata di asset fondamentali.
Senza questo attacco frontale, la Juventus non avrebbe avuto la necessità di operare tagli così drastici, potendo contare su una solidità finanziaria che altri club, oggi celebrati, non hanno mai posseduto.
2. La “Fortuna” dell’Inter e l’ombra sui conti
L’articolo celebra i successi dell’Inter senza menzionare il contesto di estrema fragilità finanziaria in cui sono maturati. Come Fondazione Jdentità Bianconera, abbiamo denunciato ripetutamente la necessità di un esame approfondito dei conti dell’Inter, evidenziando criticità che per troppo tempo sono state ignorate dagli organi di controllo.
La cronaca recente ci ha dato ampiamente ragione:
a) La fuga di Steven Zhang, con il conseguente improvviso disimpegno della vecchia proprietà.
b) Il fallimento di Suning, con la preventiva insolvenza del socio di maggioranza rispetto al debito con il fondo Oaktree.
c) Il passaggio di proprietà forzato, che costituisce indubbiamente un evento che certifica l’insostenibilità del modello gestionale nerazzurro degli ultimi anni.
3. Disparità di trattamento
Il quadro che emerge è desolante. Mentre La Juventus veniva sanzionata con inusitata severità per operazioni contabili (le plusvalenze) che non ne hanno mai compromesso la capacità di iscriversi ai campionati, si è permesso che un’altra operasse per anni in uno stato di latente insolvenza, drogando il mercato e la competizione sportiva, sotto lo sguardo inerte di controllori interni ed esterni.
La Fondazione JB ha dimostrato come una catena di omissioni dolose e colpose abbia permesso a una società tecnicamente insolvente di continuare a operare, aggravando il proprio dissesto a danno del mercato e alterando la regolarità delle competizioni, in palese contrasto con i principi cardine del nostro ordinamento societario e finanziario.
I fatti, nella loro cruda oggettività, delineano un quadro di crisi irreversibile ben prima del passaggio di proprietà al fondo Oaktree. La società versava in una condizione di estrema fragilità finanziaria, caratterizzata da una cronica incapacità di generare utili, un indebitamento abnorme e, infine, l’insolvenza conclamata del socio di maggioranza, culminata nell’escussione del pegno. Questi non sono meri indicatori di una gestione inefficace, ma sintomi inequivocabili della perdita del presupposto della continuità aziendale, il cosiddetto going concern.
Se la condotta degli amministratori è stata il motore dell’illecito, l’inerzia degli organi di controllo ne è stata la condizione necessaria. Il sistema dei controlli societari, concepito come una rete di sicurezza a più livelli, ha fallito in ogni sua maglia, a partire dal Collegio Sindacale, per arrivare alle società di revisione.
La richiesta di questa Fondazione alla CONSOB di indagare sull’operato della società di revisione era, dunque, un atto dovuto e fondato, al quale la CONSOB ha risposto opponendo il segreto d’ufficio.
La catena delle responsabilità si chiude, quindi, con l’inerzia dell’autorità di vigilanza sui revisori. La CONSOB non è un mero notaio del mercato, ma un organo di garanzia investito di poteri-doveri funzionali alla tutela del risparmio (art. 47 Cost.) e al buon funzionamento del mercato.
La giurisprudenza della Suprema Corte è costante nell’affermare che la CONSOB può essere chiamata a rispondere per omessa vigilanza ai sensi dell’art. 2043 c.c.. La sua attività, pur discrezionale, non può tradursi nella “scelta radicale tra l’attivarsi o meno, specie qualora siano emersi gravi indizi di irregolarità”(Cass. Civ., Sez. 1, N. 26832 del 16-10-2024). Nel caso di specie, gli indizi non erano solo gravi, ma erano pubblici e conclamati. La Fondazione ha formalmente sollecitato un intervento, ricevendo come risposta un inaccettabile richiamo al segreto d’ufficio, che non può fungere da scudo per giustificare l’inazione. L’omissione di un’attività di controllo, imposta da norme specifiche, si pone come condizione determinativa del danno subito da chi ha fatto affidamento sulla regolarità del mercato vigilato.
Conclusioni
Non si può parlare di “scelte tecniche” o di “nuovo corso” senza contestualizzare che la Juventus sta ricostruendo dopo un terremoto giudiziario ed economico indotto, mentre i successi altrui poggiano su fondamenta che si sono rivelate di argilla, come dimostrato dal tracollo della gestione Suning.
La mancanza di trasparenza sulla catena di controllo (Lion Rock, Brookfield), in violazione dei principi sulle operazioni con parti correlate e sulla governance dei gruppi, è solo l’ultimo sintomo di un sistema di gestione e controllo fallace.
La Fondazione JB pretende che venga fatta giustizia. Esigerà che venga accertata la responsabilità solidale degli amministratori – per aver agito in violazione dei loro più elementari doveri -, dei sindaci e dei revisori – per aver omesso i controlli cui erano tenuti per legge – e della stessa CONSOB – per aver abdicato alla sua funzione di vigilanza -.
La Fondazione continuerà a vigilare affinché la verità dei numeri e dei fatti non venga distorta da una narrazione giornalistica compiacente che ignora le disparità di trattamento subite dal club bianconero.

